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e-books novità esclusive YouBooky:

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🌈 5|6|7|8| - BARTO’ FRANTUMATO | SECONDA SERIE | E-BOOK BY NICCOLÒ MENCUCCI

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14.

La ricerca continua, la ricerca è il perseverare di ottenere in quell’infinità delle possibilità matematiche presenti dell’universo quel grano di speranza esistente nel cosmo caotico dell’ordine quantistico che ti dica alla Luna, al Sole e agli astri: “Sì, sì, voglio sì” (explicit dell’Ulisse di Joyce; non è un caso che citi il finale, perché alla fine si dirà quello che si vuol dire, ovvero che la vita propria in tutto il terribile, mefistofelico grovigliato pasticciaccio disintegrativo abissale dell’esistenza, permeato di follia incelata, di disastrosi fati contrassegnati dalle forze avverse in gioco, e di deliranti psicopatogenici momenti culminanti di emozioni e raziocinio, abbia la sua vittoria nella semplice vita, nel vivere).


15.

 “Come è andata la serata, Bartò?”; “Normale....normale...”
“Cosa hai mangiato di bello?”; “Mah, una cosuccia in pizzeria...”
“Con chi eri?”; “Con amici, tranquillo...con un amico...”

CONTRABBANDIERE: “Aspetta, qui posso aprire! C’è una manopola per l’emergenza!”
FINANZIERE 1: (urla) “Ehi! Fermo dove sei, ragazzo!”
CONTRABBANDIERE: (apre la porta) “E vai! Posso fuggire...”


16.

Ore 23, sabato.

A Renzo

Ti conobbi quando usavo la chat, e capì fin dal primo momento che eri un eccellente ragazzo. Sei come Dante, purtroppo; una persona straordinaria che ora non riesco ad attaccarmi, quando questo effetto animalesco lo provo per gli esseri più sensuali e rapaci che mi siano presentati (il lupo perde il pelo, ma non il vizio).
Avevo capito fin dal primo momento che eri un ragazzo singolare, davvero meraviglioso, ideale per uno come me. Sai, se ci mettessimo insieme, probabilmente né io né te soffriremmo più la solitudine, il peso della ricerca e il dolore della mancanza; ci sentiremmo completi, e potremmo amare. Una bella storia, e come tale, una finzione...
Purtroppo, pur essendo una persona straordinaria, e -ripeto- ideale, io non riesco ad attaccarmi a te: nel mio pensare razionale (e tu sai quanto io sia razionalista nei confronti della vita) provo verso di te quella simbiosi che mi porterebbe a dire a me stesso di aver trovato ciò che cercavo da un sacco di tempo; in amore però non si può essere razionali e basta, ma anche emotivi, e non sento quella passione che mi devasta, mi rapisce e mi sormontata quando sono in preda a questo furo-re. Un furore quasi animalesco, che provo davanti agli esseri più sensuali e rapaci, più terribili e più ambigui. Appena finita la cena, subito sei venuto in libreria per fare una girata con me: non sapevo dove andare e cosa fare, da quanto ero annoiato e frustrato per gli eventi accaduti ieri, nella tarda sera, per le strade della città. da quanto ero annoiato e frustrato per gli eventi accaduti quella mattina.

“Ok, babbo, provvederò a chiedere al proprietario di casa i codici di registrazione per il contributo affitto...sì, va bene, se è in nero lo denuncerò...anche se rischio che tutti e tre i miei coinquilini possano finire per strada a causa della mia foga giustizialista. Mamma, io non so se mi troverò un lavoretto! Non so se lo studio si formerà per bene oppure se rischierò di compromettere tutto. io a girarmi i pollici tutto il giorno non voglio! Non voglio farvi spendere più del dovuto, con la prospettiva della fine degli studi così in anticipo. Voglio venirvi incontro, e già lo sto facendo con borse di studio e contributi, i quali, con risparmi su tasse e mense, si arriverà all’incirca alla metà complessiva. Se vi faccio risparmiare di più, sarò contento.”

Tu, in confronto, sei un angelo. Mi avevi accompagnato fi-no al cinema, e già speravo di passare la serata lì, a vedere un film qualsiasi, e a sperare che il cuore si accendesse, ed esplodesse la passione.
Ma la troppa fila ha rovinato tutto. E giravi, giravi per trovare un posto, e niente; avevano allora deciso di trascorrere la serata a giocare al mio gioco preferito, il biliardo. A te non piaceva, e me ne ero accorto, perché ti sembrava un gioco strano, non da ragazzi della nostra età. Mi accompagnasti a casa, mal-grado la tua macchina non lo volesse. Speravi in un bacio. Ora sai perché non te lo potei dare. Prima di scendere dalla macchina, la mia mente tornò su di lui...
Quello che accadde in quella serata fu all'inizio alquanto particolare, ma alla fine piacevole.
La serata era quella che era, non c’era tanto da lamentarsi. Il momento migliore era stata la scoperta di un film al cinema, che aspettavo di vederlo da quanto era alquanto sensibile alla mia condizione: la storia di una ragazza che, infatuata di un ragazzo bellissimo, scoprì che era in realtà omosessuale, e da lì venne a scoprire altre realtà, con al fianco il suo amico e un possibile fidanzato all’orizzonte. La corsa dalla mensa universitaria al cinema era stata divertente quanto inutile: uscito, via! Fuori c'era la pioggia che cadeva, le gocce che aumentavano ad ogni passo e che si potevano intravedere dal riverbero dei lampioni e dalle pozzanghere inanimate dalle onde.
Con l’impermeabile corsi in direzione della strada! Gira a destra, saltando tra i crostoni del marciapiede antico; pozzanghera, salto! Corsa veloce fino in fondo alla strada usando co-me parapioggia il mio impermeabile, facendo la figura del buffone con tutti gli ombrellieri in giro.
Mancavano venti minuti quando ero partito dalla mensa, ed erano passati dieci minuti...dieci minuti! Ero in ritardo! Niente film, e io cosa avrei fatto? Aumentai della velocità lì, a metà strada. Il traffico del centro era diffuso ovunque. Corre-re! Dall’altra parte. Ero pronto a ripartire. Mi scorrevano agli occhi tutti gli esercizi commerciali (pasticcerie, forni, bar, centri telefonici) che stavano chiudendo o erano ancora pieni di clienti e prossimi all’ora notturna. Prossimo taglio ed ero in dirittura d’arrivo.
Passava una ragazza con una torta di compleanno, guarnita e delicatissima: un errore e la investivo. Feci uno slalom, e l'avevo superata. Se sbagliavo di un minimo centimetro ero fini-to: se fosse stata colpita in pochi secondi si sarebbe rivoltata di centottanta gradi e avrebbe avuto in più il sapore della strada lercia. Avrebbe perso tutta quella torta, non ci sarebbe stato alcun festeggiamento e sarebbe stata vittima della rabbia del padre, in colpa per aver lasciato alla figlia un compito così faci-le, per lei incompiuto a causa di un corridore maldestro.
Arrivai al cinema, e non c’era la fila. Feci subito il biglietto...e l’attesa...mi dimenticai che c’era un ritardo aggiuntivo tra la fine della proiezione precedente e quella successiva; ero lì ad attendere di vedere il film, mentre guardavo il cinema riempir-si. Purtroppo scene del genere sono solo fantasie piacevoli. In giro momenti da cinematografia del genere non le trovi mai...mai! Sempre a parlare delle solite cose. E proprio al cinema infatti incontrai un ragazzo a cui ora non riesco a non pensarci. È l'esatto opposto di te, in tutto e per tutto: è un perfetto idiota, uno sfigatello di turno, dalla parlata facile, dai modi provocanti e dotato di una sensibilità davvero superficiale, degna di un bambino delle elementari (e riferendosi ad un ventitreenne converrai che è un dispregio gravoso...).
Che follia arrivare a stare sveglio per una notte intera per un soggetto così meschino...ma il cuore batteva, la testa non smetteva di fissarsi su quel viso da volpe, su quella barba incolta e su quei capelli da selvaggio; mi spiace scrivertelo, ma non riesco a non pensare a lui nemmeno in questo momento. Vuoi provarci con me. Ma non fai come molti con la sensualità e con la provocazione: timido come sei vuoi scoprire tutto di me, e sperare che io possa fidarmi di te, che tu sia quello giusto come io per te. Ma il sogno parla chiaro, ed è la voce del mio desiderio:

“Sì...Maso...lo so che vuoi...ti voglio baciare...Maso...guardami negli occhi...ferma l’auto, e facciamolo; lo so che vuoi farlo con me...no, non diventi gay se scopi un gay, diventi gay se ami un gay...se lo vuoi fare con me, fallo, che sei bello e mi piaci; fallo però se vuoi farlo, se ciò non ti distrugge...vuoi amare come me, tutti e due ad amare; ora vogliamoci e basta, se vuoi amare, ama, uomo o donna che sarà, ma non crollare perché non ami...”

Un bastardello davvero irresistibile...
È un'ossessione? Forse sì, forse no, è difficile saperlo. Riba-disco soltanto che lui, come molti, forse, sono quell’opposto complementare che mi farà scaturire, una volta trovato, il miracolo dell’amore: non sentirsi più solo non nell’amicizia, ma nell’amore. Anche se temo che, aprendomi a lui, otterrò solo danni, dolori e niente più. Finché non ci sbatterò la testa, non potrò farci nulla. La ragione su queste cose non può fare altro che assistere, mentre le emozioni la fanno da padrone. Una guerra della passione, e pace la si avrà solo quando uno dei due cederà, se la razionalità o l'emotività mia.
Torno su di lui non tanto per voglia erotica, quanto per ribadire che lui come molti forse sono quell’opposto complementare che mi farà scaturire, una volta trovato, il miracolo dell’amore: non sentirsi più solo non nell’amicizia, ma nell’amore, nell’essere il qualcosa di qualcuno che ti considera quella cosa! Tu sei un amico, come molti, forse di più.

Da chi un poco di bene te ne vuole...


17.

Ore 16, domenica. 
Alla fine riesco a contattarla, Fiorenza, attraverso il cellulare, e ad invitarla a fare una passeggiata prima della mia partenza, il mio ritorno al soggiorno fiorentino. Mi presento da lei sudato per la corsa che nel frattempo feci partendo da casa mia e allontanandomi dalle campagne poco alla volta, per poi rientrare: quasi un effetto molla, correndo, rimbalzai di nuovo nei pressi del mio paese, centro gravitazionale delle mie avventure domestiche.

SIGNORINA: “Allora, come procede a Firenze?”
BARTO’: “Nulla di che. La noia vince ancora una volta!”

No, non iniziò così.
Quando mi vide da lontano completamente fradicio di sudore subito:

FIORENZA: “Devo ammettere che in puntualità stai migliorando, Bartò!”

(Questa è precisione!)

BARTO’: “Scusa, il ritardo, ma devo ammettere che oggi ne accadono di cose strane: un cane non riusciva a passare dall’altra parte della strada; ha fermato grazie alla mia presenza l’intero incrocio, facendo uscire dalla sua vettura una signora che cercava di aiutarmi a portarlo dall’altra parte. Aveva una paura quel povero cagnolino che continuava ad andare a destra e a manca, come se non gliele importasse di rischiare l’investimento.”
SIGNORINA: “Certo che con te la noia non vince, eh?

(nato drammatico, sono talmente sfortunato nelle mie sequenze quotidiane che raramente la normalità si fa sentire. Come se me l’andassi a cercare, tra l’altro!)

BARTO’: “Te, Fiorè? Ho sentito che hai conosciuto uno...”
FIORENZA: “Sì! Dopo essere uscita dalla prova di teoria per la patente (passata!), c’era un ragazzo che continuava a fissarmi! È carino: barbetta rossa, alto, ben messo, e soprattutto della mia età!”
BARTO’: “Ottimo! Almeno dimenticherai quello sgorbio del tuo precedente ex...”
SIGNORINA: “Bartò!”

(ammetto che l’ultima battuta era falsa; non la pronunciai mai, ma almeno la pensai, forte.)

BARTO’: “Posso sapere come si chiama?” (amico? io sono il suo fratellone!)
SIGNORINA: “Non fare il guardiano delle fanciulline in fiore!” ovvero “Dai, su!”
BARTO’: “Se è come quello del Monte siamo messi bene: il classico omaccione pieno di ormoni che prova a rimorchiare la piccola per pura libido...” ovvero “Non vorrei che facesse lo stronzo con te!”
FIORENZA: “Torchiarlo mi sembra troppo, Bartò. Lascia fare. Per ora risponde alla chat!” 

(mi ricorda mio cugino, durante la villeggiatura, che era convinto di essere stato lasciato solo perché la sua ragazzetta non gli rispondeva ogni secondo...)

BARTO’: “Voglio solo sapere come si chiama, tutto qui.”
FIORENZA: “Lo saprai a tempo debito. Comunque, te, ragazzi?”
BARTO’: “Non bene. Non ne trovo uno giusto. Come il moretto...Cristo!”

(no, fare il riassunto non ne vale la pena. Quando sarò pronto, o ne avrò voglia...)

SAPUTELLA: “Veramente, io ci credo poco che tu sia effettivamente gay...”
BARTO’: “Così è, Fiorè. O così sembra. Non ci indago più come mesi fa.”
SAPUTELLA: “Ma te l’hai mai avuta una relazione con una ragazza?”
BARTO’: “No, nemmeno una scopata.”
SAPUTELLA: “Come fai a dire allora che debbano essere gli uomini quelli che ti piacciono? Veramente, ancora oggi non mi sembra credibile.”
BARTO’: “Fiorè...è vero che ho avuto cotte e infatuazioni per ragazze, ma a dire il vero non mi cambiava la giornata se non piacevo o meno...cosa che invece adesso, con un ragazzo di cui m’infatuo, è ben altro; ossessivo, molto difficile da digerire, insomma...”
ANALISTA: “Non è che è il tuo cervello a comandarti anche la libido?”
BARTO’: “Mi pare troppo, ovvia!”
ANALISTA: “Quel poco che so di psicologia, freudiana, mi fa capire che il cervello monitora anche le pulsioni sessuali; quindi anche un cervello disturbato può interagire disturbando il sistema, no?”
BARTO’: “Stai dando della mia omosessualità un disturbo?”
ANALISTA: “Ma ti pare! Sto solo dicendo che tu non mi dai l’idea di un gay nato tale, ma diventato.”
BARTO’: “E allora?”
ANALISTA: “Che tu per fattori involontari lo sia diventato, non nascendovi allora.”
BARTO’: “Non ci arrivo...vuoi dire che forse non sarò gay per sempre?”
SAPUTELLA: “Può darsi di no. Può darsi che invece troverai l’amore in una ragazza, ma che ora ti rifugi nell'omosessualità dato che sei sempre stato rifiutato dalle ragazze.”

(lei fa così perché non vuole credere che il ragazzo migliore che le sia presentato, dopo il suo ex, sia gay; quando la conobbi ero infatuato di Bruno, e glielo dissi solo dopo una settimana che la conoscevo...in verità, lei è di sicuro la donna migliore che abbia mai incontrato, soprattutto per una della sua età!)

BARTO’: “Io credo si nasca gay. Io me ne sono resoconto tardi, e non a pochi capita questo.”
SAPUTELLA: “Ma di solito uno se ne accorge a 14 anni! Ma anche lì, come fai a capire se sia infatuazione o invidia fisica?”
BARTO’: “Anch’io credetti nella seconda. Infatti quella ritardò tutto!”
ANALISTA: “Se nasci dovresti accorgertene dal principio che sei gay. Come si fa?
BARTO’: “Lo si scopre a nostre spese! E non sempre senza aver già avuto una relazione, o un rapporto sessuale completo.”
SAPUTELLA: “Almeno capisci da subito se sei attratto o meno dalle donne. Hai una prova! Te potresti aver confuso un’infatuazione per una profonda stima per uno per quello che se ne sa.” 

(si vede che non conosce i meccanismi dell’omosessualità...)

BARTO’: “Quello che ho provato per il moretto, oppure per il musicista è roba che non può essere frutto di un trauma, ma di un sentimento. Quello che provo per loro è quello che voglio provare. Volevo parlare col moretto? C’ho provato, anche se sono sembrato un pazzo! Gli ho scritto un poema patetico pur di spiegargli le mie emozioni, eppure niente! Nemmeno una risposta! A farmi il sangue amaro un’altra volta, ecco cosa fa un’infatuazione quando fallisce miseramente!”
FIORENZA: “E per il musicista?”
BARTO’: “L’ho incontrato qualche giorno fa...è assurdo come per mesi ho provato ad evitarlo per disprezzo del suo carattere arrogante, vivendo tranquillo dimentico della sua figura e ora, in una sola serata, lo riscopro come uno molto simile a me in effetti. L’infatuazione mi è ritornata...”
FIORENZA: “Per un etero...”
BARTO’: “Da come in quella serata m’ha parlato, m’ha seguito, mi è stato accanto e mi ha quasi provocato col suo fare sensuale, sembrava quasi che ci volesse provare...dopo avermi detto che non riusciva a innamorarsi più dopo aver lasciato la sua ragazza un anno fa, pur continuando a trombare, e dicendomi di aver avuto anche esperienze omosessuali, fino a dirmi “Non sono il tipo che si fa seghe sulla propria sessualità...”
FIORENZA: “Vorresti che ci provasse con te?”
BARTO’: “Vorrei che lui mi volesse...”
FIORENZA: “Non accadrà...”
BARTO’: “Già...”
COSCIENZA: “Tienitelo amico, e lascia perdere...se un giorno te la sentirai di parlarcene, fallo. Ma aspettati di tutto.”
BARTO’: “Non ce lo vedo a fare a botte. Semmai ad evitarmi.”
COSCIENZA: “Almeno è la volta buona che ti togli l’infatuazione che c’hai...”
BARTO’: “L’unica affermazione sensata della serata...”
COSCIENZA: “Non ti voglio vedere solo. So che vuoi amare qualcuno che ti ami, Bartò, ma non lo fare con chi non te lo darà. Quando ci conoscemmo io ti raccontai che idealizzavo l’amore mio, il biondo alto con gli occhi azzurri...ora guarda, che voglio uscire con un rosso...non idealizzare l’amore, Bartò!”
BARTO’: “Mi conosci, sono molto donchisciottesco. Con tutti quei libri che leggo, poi...”
COSCIENZA: “Peggio! Conosco un’amica, bruttina, che scrive racconti su racconti, e idealizza il suo amore come se fosse il personaggio di un suo racconto! Non ha mai avuto una relazione, e non vedo ragazzi che la cerchino...finirà male se continua così.
BARTO’: “E tu non vuoi che capiti una cosa anche a me...”
COSCIENZA: “Se ti innamori poi di un idiota? Che succede?”
BARTO’: “Che finisce male. Che avrò davanti non un amore, ma un boia...”
COSCIENZA: “Visto? Lo capisci già...”
BARTO’: “Non sarà facile. Le emozioni vengono ogni volta che vogliono...”
COSCIENZA: “Controllati! È l’unica maniera. Ti farai del male...”
BARTO’: “Mi farò sempre del male, Fiorè. Sempre!”

(sempre me lo farò, come un bambino che per camminare eretto cade in continuazione per le ginocchia urlando e piangendo dal dolore che prova. Ho una mente che in gran segreto decide tutto lei, fa quello che vuole lei; io sono il suo personaggio, assisto attivamente a quello che mi mette davanti, per reagire, e mettere alla prova il mio spirito. Pochissimi lo fanno uno sforzo del genere, e pochissimi ci riescono. Vivere senza gli sforzi per vivere non ha senso, almeno per me, che la vivo così.)

FIORENZA: “Riparti tra poco, giusto?”
BARTO’: “Sì, devo fare le valigie...anzi, mia madre deve fare ancora le valigie...”
FIORENZA: “Che ragazzo modello che sei! Alla tua età te le fa ancora lei!”
BARTO’: “In realtà è lei che l’ha voluto: deve mettere le cibarie nella borsa, e solo lei sa come fare; così, mentre parliamo, lei starà cercando di frodare quelli di Trenitalia.

FINANZIERE 2: “Dove è finita la borsa? Dove cavolo l’ha messa?”
FUNZIONARIO: “Ahia, aspetti che non mi sono ripreso ancora dalla botta che m’ha dato...non lo so...non lo so che fine abbia fatto! Come di lui non se ne ha traccia!”
FINANZIERE 2: “Maledetto! Chissà cosa stava portando...”

FIORENZA: “E che cosa porterai?”
BARTO’: “Beni di prima necessita. Che, appena finiti, darà sfogo al nostro cannibalismo...”
FIORENZA: “Buono! Cerca di non far fuori il tuo compagno di stanza, l’unico a te simpatico in quella casa...”
BARTO’: “Non farmici pensare a quello che mi toccherà domani...Dio...accidenti a lui e alle stronzate sull’essere ventisettenni e compagnia bella...”
FIORENZA: “Frank ti ha detto questo?”
BARTO’: “Macché, Lìlì è stato. Tipico dello stile meridionale fare i maschi Alpha della situazione: a farlo però con un franco-canadese di origini brasiliane ed ebraiche, e con un toscano-senese di sangue beneventano, franco-germanico (qualche spuntatina dal ramo paterno primo novecentesco) frocio, voglio proprio vedere come andrà avanti...”
FIORENZA: “Non andare di capo!”
BARTO’: “Chiedi troppo. La prima volta che mi fece un discorso del genere mi fece indiavolare. Mi tolsi gli occhiali per non poterlo guardare negli occhi, mentre sentivo quella vociastra arrogante dirmi cosa fare e come comportarsi. Dimmelo in maniera giusta e cortese e io lo capisco e lo metto subito in pratica; dimmelo in un modo del genere e non sarò responsabile delle mie azioni.”
FIORENZA: “Eccolo...il soldatino...”
BARTO’: “Non feci altro che stare zitto ed ignorare ciò che mi entrava dalle orecchie: una delle frasi di quella serata più curiose venne da Frank, che chiedeva cosa c’entrasse il fatto di essere ventisettenni o più...la fortuna di Frank: non essere italiani, e non conoscere le realtà malate del nostro tempo: l’ipocrisia; l’indifferenza e il potere paternalistico e nonnista...”
COSCIENZA: “C’è ovunque una cosa del genere, Bartò; non si è soli nel far danno!”
BARTO’: “Spero solo che tutto questo finisca. Cioè abbia un finale, che si decida qualcosa! Ottimo, ho il codice, registro e via, altri soldi dallo Stato, e posso andare avanti fino a luglio; ottimo, non c’è codice, non registro e via, direttamente in questura a denunciarlo...”
COSCIENZA: “Se lo denunci che succede?”
BARTO’: “Succede che sarò felice di aver smosso le acque.”
COSCIENZA: “Sicuro?”
BARTO’: “Certo, anche se questo comporterà la cacciata di casa per tutti e tre, e forse il disprezzo di Lìlì, e di Frank...ecco, quello da lui non lo vorrei che mi dispiacerebbe...”
COSCIENZA: “Non puoi però, se si dovesse mostrare una situazione del genere, lasciare che il nero si riversi nei conti in bianco della tua famiglia, no?”
BARTO’: “È per questo che lo faccio: prima dello Stato, la famiglia. Così funziona in Italia.”
COSCIENZA: “E così anche nella mafia!”
BARTO’: “Non c’ho voglia di questi tempi di litigare con qualcuno, per ritrovarmi a corrodere le mie budella per colpa di un balordo qualsiasi!”
COSCIENZA: “Allora calmati! Riflettici sopra. Forse la situazione è sopravvalutata per quello che è in realtà!”
BARTO’: “Ottimo. Allora torniamo al tuo ragazzo! Secondo me è gay!”
FIORENZA: “Se è così allora te lo faccio incontrare...”
BARTO’: “Ehi, grazie!”
FIORENZA: “...ma prima vi ammazzo a tutti e due!”
BARTO’: “Giusto! Fallo però mentre lo facciamo!”
FIORENZA: “Dah, ti prego...”

Ora si capisce perché i miei genitori sono innamorati di una come lei, fin da quando l’hanno avuta come ospite a Follonica. E la cosa più folle è che non sia ancora fidanzata...
continua.............

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