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😱💫😍 8 - E NELLA NOTTE | finale serie | ORIGINALE YOUBOOKY | LIBRI SERIE SUI VAMPIRI


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8


 Alzò il bicchiere: “alla salute” e lo scontrò con quello di Reb. 
“Non posso crederci che siamo arrivati a questo punto.” asserì lei.
“Quale punto?”
“Quello in cui noi due beviamo tequila come fossimo buoni amici.” Lo guardò, Desmond era troppo divertito per i suoi gusti.
“Amici o amanti?”
“Ahimè credo che siamo entrambi.” Ahi faceva male ammetterlo. L'aveva odiato così tanto, eppure la sua compagnia ora le piaceva. Che cosa vedeva in lui di cambiato? Forse il suo sorriso e la sua aria sempre serena e sicura di sé. Si era incantata un istante nel fissarlo, ciò le fece pensare di essere in pericolo, non vitale ma sentimentale. Era come sul ciglio di un precipizio  e pensava di volersi buttare giù e perdersi in un folle sentimento. Rebecca stava iniziando a provare qualcosa per un altro individuo e la cosa era strana dal momento che aveva smesso di farlo da quando era diventata una vampira. Ad un certo punto sentì il suo stomaco brontolare per la fame. Desmond se ne accorse. 
“Devi imparare a sopportare di più, magari provare anche il sangue animale.” 
“Ci ho già provato ma per ora mi fa venire il voltastomaco. Non riesco a frenare la sete. Come devo fare?”.
“Te lo insegnerò. Adesso però devi cibarti prima di fare cazzate e aggredire qualcuno di fronte a tutti. Poi penseremo a tutto il resto e al tuo inserimento nella comunità dei vampiri.”
“Ah già. Quanti vampiri siamo?”
“Più di quanti pensi.” 
“Me lo hai già detto questo. E come funziona?”
“Dovrai essere esaminata. Ma ora devi pensare a cibarti prima di fare discorsi. Non mi piace come guardi il barista.” 
Era vero, non se ne era accorta ma stava fissando il barista grassottello come se fosse stato un porco allo spiedo. Desmond attirò nuovamente la sua attenzione e le fece cenno di notare una donna entrata nel bar. Era bellissima ed elegante e il suo sangue aveva davvero un buon profumo. 
“Lei.” gli disse Desmond.
“Perchè proprio quella signora?”
“Perchè la vedi dall'espressione che è venuta qui per gettarsi nell'alcol e nella disperazione. Se sparisse non sarebbe una cosa che desterebbe troppa sorpresa no?”.
Rebecca sorrise  e si alzò. Camminò con eleganza fino ad arrivare al tavolino dov'era seduta quella signora di circa cinquanta anni, con i capelli tinti di castano scuro, tagliati a caschetto con una frangia che le copriva la fronte. I suoi occhi erano scuri e circondati da rughe di vecchiaia accentuate dalla stanchezza. Reb stava usando il suo istinto di caccia usando quello che veniva chiamato il canto della sIrena, ovvero una sorta di charme persuasivo che sorpassa il limite dell'ipnosi. Le porse il bicchiere di tequila.
“Bevi – le ordinò – hai l'aria di chi strova nei guai.”
La donna portò il bicchiere alla sua bocca e bevve qualche sorso senza mai distogliere gli occhi da quelli bellissimi di Rebecca. 
Poi una volta distaccate le labbra le rispose. 
“Sono sola. Mio marito mi ha appena chiesto il divorzio dopo trent'anni di matrimonio. Credevo di essere felice, sa il mio non era un matrimonio di quelli tristi, dove ognuno conduceva una vita separata senza saperlo. Noi ervamo un tutt'uno. Finchè è arrivata lei...”
Reb si sedette con fare seducente.
“Lei?” 
“Un giorno pensi di avere tutto e poi un altro sei senza più niente a causadi una troia di venticinque anni che non si fa scrupoli ad andare con chi ne ha almeno trenta più di lei. Così la vecchia ferraglia viene gettata via.” gli occhi della signora vibrarono sotto i colpi della delusione e del dolore, facendosi languidi, socchiusi. Reb la esaminò con attenzione assottigliando lo sguardo.
“Come ti chiami?” le chiese.
“Sandra”. 
“Ebbene Sandra, tu non sei una vecchia ferraglia.” si alzò e le tese la mano, la signora in balia del suo incantesimo l'afferrò e la seguìi. Uscirono insieme e si inoltrarono in un vicolo cieco, dove l'oscurità copriva tutto lasciando spazio alla sola luce lunare.  Rebecca fece appoggiare Sandra contro i mattoncini del vicolo.
“Ma... è mai possibile che a quest'età cominci ad avere attrazione per una donna?” chiese ella in un flebile momento di lucidità. 
Rebecca la baciò avidamente e le accarezzò la guancia. L'incantesimo si stava compiendo, la preda era in piena balia dell'inganno. Reb spalancò la sua bocca e i canini si allungarono, gli occhi le vibrarono diventando fluorescenti dentro l'oscurità. 
La fame era forte, finalmente poteva essere attenuata.
Luce.
“Fermati!”
Un raggio di luce ed una intimidazione bloccarono la caccia.
Dietro ad una torcia una voce maschile e una pistola si stavano avvicinando. “Allontati da quella donna!”. Rebecca lo fece lentamente  e l'incanto di caccia si frantumò e Sandra come effetto collaterale svenì accasciandosi al suolo.
“Mani in alto. Finalmente ti ho trovata. Assassina.”
Ovviamente Rebecca non eseguì  il suo ordine, ma era curiosa. La torcia si abbassò di poco e lei poté vedere la fisionomia del disturbatore. Viso dai lineamenti dolci e rasato... 
“Mani in  alto ! Ahg!!” strozzato dalla presa di Desmond corso in aiuto di Reb, l'uomo si dimenò cercando di liberarsi per respirare, così caddero la pistola e la torcia, quest'ultima rotolando lontana e lasciando i tre nell'ombra. 
“La... lasciami..” implorò.  Reb ebbe la brutta sensazione di conoscere quella persona.
“Tesoro è tutto tuo, sarà lui la tua cena stasera.” 
Desmond lo lasciò andare. Rebecca lo afferrò per il collo alzandolo. Fu allora che entrambi poterono vedersi da vicino. Fu allora che lo sguardo dell'uomo si abituò al buio della notte vedendo i lineamenti del viso della vampira. E sotto la sorpesa la sua voce uscì alacre. 
“Rebecca?” esclamò atterrito.  Lei sussultò. Lo lasciò cadere e fece cenno a Desmond di fuggire. Così si trasformarono in pipisrelli lasciando in quel vicolo nero l'uomo mentre si reggeva sulle braccia tossendo, cercando di riprendersi dall'accaduto. Non poteva crederci, aveva visto e riconosciuto il volto dell'assassina delle venti vittime. La sua ricerca era finita. 
Approdati sul tetto di un'alta palazzina Desmond e Rebecca ripresero le loro sembianze da vampiri.
“Che diavolo ti è preso Rebecca?” cercò di capire lui.
Lei si fece agitata, mettendosi una mano sulla fronte, preoccupata. “Non potevo ucciderlo.”
“E perchè?”
“Lui è Ryan Actington.” 

E nella notte un incontro improvviso si rivelò essenziale nel gioco degli scacchi del fato. 
Ryan era ancora disteso per terra quando gli stivali di un uomo lo raggiunsero.
“Principiante.” gli disse con tono di scherno.
Ryan lo notò sotto il chiaro di luna. Era alto e indossava degli abiti simili a quelli di un cacciatore antico. “E tu chi diavolo sei?” gli chiese. 
“Io sono un cacciatore di vampiri e tu pivello con la tua sventatezza me ne hai appena fatto perdere uno.”

Scacco matto.

FINE PRIMA SERIE.

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